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 CHE FARE…

Relazioni dagli operatori del settore
Rifletto in questi giorni di marasma politico fatto di ricorsi e rincorse, di promesse e di rattoppi, di programmi e cartelloni. Molti parlano, discutono e, purtroppo, cercano consensi facendo leva sui drammi che giorno dopo giorno colpiscono persone e intere famiglie, che catturano l’attenzione della cronaca e di conseguenza dei riflettori e delle pagine dei giornali.
Questi discorsi la maggior parte delle volte si limitano però a inveire contro le politiche sociali passate presenti e future, cosa che è sempre più inversamente proporzionale al fare, al prendere in mano le situazioni e agire concretamente. In ogni convegno, dibattito o tavola rotonda si incontrano questi professionisti del sapere sempre in prima linea con i soliti discorsi e sempre meno credibilità agli occhi di chi li ascolta cercando e sperando in nuove prospettive.

Questo vorrei quindi chiedervi una volta per tutte: che fare?



Che fare con un signore pensionato che mi chiede di aiutarlo a smettere di giocare a quelle famigerate macchinette?
Che fare con quel ragazzo che non riesce a smettere di collegarsi alla rete per comunicare con qualcuno, impazzendo se non si sente in contatto?
Che fare per aiutare tutti quei giovani che cercano il loro pseudobenessere nell’accanimento violento verso quel povero che vive in strada?
Che fare davanti a tanti che continuano a parlare di come affrontare il problema e mai li vedi realmente a contatto con le persone che soffrono? Che fare?

Lontani dalla gente, convinti professionisti che in ogni occasione si permettono di dire la loro e di alzare la voce, consapevoli del fatto che in fondo il loro stipendio è assicurato ed ogni parola detta è, in bene o in male, fonte di sicura notorietà.
Non è arrivato forse il momento invece di fare silenzio e lavorare? ‘Sporcarsi le mani’ incontrando la gente è l’unica cosa che ci può aiutare una volta per tutte a capire!
Sento alcuni addetti ai lavori del settore che ritengono che ''''''''Diminuire l''''''''intervento pubblico a favore di un privato incerto può essere molto pericoloso’. La mia coscienza non può quindi non interrogarsi: stiamo forse sbagliando? ….

Personalmente credo che sarò pronto ad accettare l’idea che le realtà comunitarie non servono e vanno chiuse solo nel momento in cui questo nostro/vostro sistema saprà dare risposte adeguate e flessibili alle persone che le chiedono. E non posso fare a meno di domandarmi da chi dipenda tutto questo.
Alla radice di tutto, il problema è culturale, la nostra cultura dell’assistenza deve essere intesa in modo diverso. Basti solo pensare che difficilmente riescono a trovare tempo per loro, persone come don Chino Pezzoli o come fù don Enzo Boschetti o altre persone pionieri in campo educativo. Va forse a riposo il disagio di quel giovane il sabato e la domenica? Molti non sono abituati, ma chi sta in frontiera, chi ha scelto di sporcarsi le mani, per lui tutto questo è normale, è dovuto. Andate poi a vedere lo stipendio che percepiscono, andate a vedere il loro stile di vita. Spesso molti di loro rimandano le loro visite sanitarie, i loro affetti, le loro esigenze per il “lavoro”, perché il servizio non lo vogliono lasciare, perché sul campo ci vogliono essere e ci vogliono stare.
Ascoltano famiglie, giovani, vecchi, ragazzini a qualsiasi ora del giorno e della notte e in qualsiasi giorno, quasi sempre senza compenso…
Quando mi rivolgo ai giovani dico loro: “Sarete voi gli uomini che domani porteranno avanti i servizi alla persona. Preparatevi!”. Il loro sguardo attonito spesso si illumina, pensano e sognano. Sognano un mondo davvero importante per loro, un mondo che sia a loro vicino, che possa realmente comprenderli. E allora scopri che in loro c’è la voglia di cambiare qualcosa: ti aiutano a portare avanti questa cultura, dedicano del tempo a fare qualcosa di concreto, si inventano iniziative originali, perseverano nel tempo sui loro piccoli e grandi obiettivi.
Per questo forse è il caso di andare nelle scuole, parlare con i giovani e cercare con loro di portare avanti dei progetti reali. Senza chiedere cose, senza imporre le nostre verità ma offrendo la nostra disponibilità loro ci seguiranno. Saranno i giovani che salveranno i giovani, ma vi prego lasciamoglielo fare…
Simone Feder



 
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